Appello rivolto alla Politica e dedicato a tutte le donne che lavorano e che hanno solo la domenica per la vita privata e gli affetti

Il Decreto “Salva Italia”, in nome della “liberalizzazione” stabilisce che tutti gli esercizi commerciali possano tenere aperto 24 ore su 24 , 7 giorni su 7, indipendentemente dalla località in cui sono ubicati o dalla posizione rispetto al centro città, azzerando anni di confronto e di accordi sia in sede locale che nazionale.

Noi, donne di Confcommercio, riteniamo profondamente iniquo e penalizzante questo provvedimento
per almeno 6 buoni motivi:


DICIAMO NO PERCHÉ:

  • 1) È l’unico giorno in cui possiamo dedicarci completamente alla nostra vita privata e ai nostri affetti familiari, contribuendo così allo sviluppo morale della società;
  • 2) È demagogico sostenere che in Europa “tutti tengono aperto” e che “bisogna modernizzarsi” visto che diversi paesi europei evoluti rispettano la chiusura domenicale;
  • 3) L’apertura non-stop dei negozi non incrementa l’occupazione, ma la precarietà, incrinando i rapporti con le dipendenti costrette a turni massacranti;
  • 4) I dati dimostrano che le vendite della domenica non aumentano il fatturato perché si sostituiscono a quelle infrasettimanali;
  • 5) La clientela dispone già di orari ed offerte adeguati a qualsiasi esigenza di spesa;
  • 6) Tenere aperto alla domenica significa sopportare maggiori costi fissi con conseguenze negative per i prezzi di vendita e per i consumatori.

  • Rispettare il riposo domenicale significa contribuire sul serio allo sviluppo del nostro paese, puntando al bene comune e creando un mercato sano ed equilibrato, basato su una società più equa e solidale, che consente alle donne di lavorare, pur sostenendo l’impegno dei figli, della famiglia e quello della propria attività commerciale.

    LO CHIEDIAMO CON FORZA NOI DONNE DI CONFCOMMERCIO,
    CHE RAPPRESENTIAMO IL 50% DELLE IMPRESE FEMMINILI
    DELLA PROVINCIA DI TREVISO E RITENIAMO DI AVERE TUTTO IL DIRITTO DI ESSERE LIBERE ALLA DOMENICA


    Se sei d’accordo con noi, sostieni questo appello,
    esponi la locandina
    nel tuo punto vendita.

    Richiedila inviando una email a: terziariodonna@unascom.it

    Scarica la locandina in PDF

     

    COMUNICATO STAMPA: NON TOGLIETECI LA DOMENICA
    Parte la campagna mediatica di Terziario Donna Confcommercio – Treviso

    Parte ufficialmente oggi (20 settembre 2012), con il battesimo avvenuto al Palazzo del Terziario (sede di Confcommercio) di Treviso, la prima campagna mediatica contro le aperture domenicali indiscriminate dei negozi. A lanciarla è il Gruppo Terziario Donna di ConfCommercio Treviso, presieduto da Valentina Cremona, nato nel 2009 con l’obiettivo di dare voce e risposte alle esigenze delle imprenditrici del terziario. Terziario Donna intende rivolgere un appello alla Politica, sia locale che nazionale, per “fermare questa inutile spinta alla liberalizzazione” e “proporre soluzioni razionali ed equilibrate in linea con le esigenze del territorio, delle piccole imprese e dei consumatori” . Il messaggio, riassunto in 6 punti, è già stato comunicato a tutti i soci della provincia tramite il giornale di Confcommercio, stampato su una locandina bianca e rosa scaricabile gratuitamente dal sito internet www.nontoglieteciladomenica.it; che da subito qualsiasi impresa interessata può esporre nel proprio punto vendita. Tutti coloro che “hanno a cuore” il “bene comune” e lo “sviluppo del territorio”- spiega Valentina Cremona- “possono aderire e sostenere questa nostra campagna, basata sul network femminile, sul passaparola, e rivolta a tutti: imprese e cittadini, inviando una semplice mail a: terziariodonna@unascom.it , con il proprio parere e sostegno.

    Il nostro obiettivo è quello di creare un movimento di pensiero, riassumibile in una proposta costruttiva ed alternativa al modello di sviluppo che il Decreto Salva Italia, con le aperture 24 ore su 24 su e 7 giorni su 7, sta imponendo sotto il nome di un presunto “sviluppo”.

    Non vogliamo le barricate, né le contrapposizioni, ma far capire che “occorre ripensare lo sviluppo del commercio e del territorio con una logica umana, equilibrata ed al contempo razionale, che parta dalla centralità della persona e che consideri le esigenze famigliari, private, e professionali delle donne, che ogni giorno, dal banco dei loro negozi, con il loro lavoro, contribuiscono allo sviluppo di questo territorio e rispondono con competenza alle più svariate esigenze di consumo”.

    Stare in negozio 7 giorni su 7, senza pause e riposi, non significa aumentare la redditività del proprio punto vendita, né fornire maggiori servizi ai consumatori, ma appiattire la qualità della vita ed abbassare il livello umano e culturale della società e dei consumatori. Di questo ne siamo profondamente convinte.

    “Il nostro NO”- conferma Valentina Cremona- “è sintetizzato in 6 motivazioni: non è così in Europa, non si crea “occupazione vera”, non si “aumenta il fatturato”, non si risponde a reali esigenze di acquisto, non si abbassano i prezzi per i consumatori, (anzi, si alzano), veniamo private, infine, del diritto alla nostra vita privata ed affettiva”.

    Diciamo SI- invece- a un modello di sviluppo che preveda- come del resto la storia sindacale ed economica della Marca trevigiana dimostra- ad un calendario ragionato e programmato di aperture, da concordarsi nei periodi commercialmente più interessanti (Natale, saldi, manifestazioni ed eventi…) e ad un quadro orario improntato ad una flessibilità, che parta dalla singola impresa e che sia veramente rivolto alle richieste di ogni singolo target. Occorre rivalutare le pause pranzo, gli orari continuati, in una logica di sviluppo e di rispetto, invece che imporre estensioni assurde ed indiscriminate in orari di spesa non richiesti. Questa è la nostra idea di sviluppo, ed abbiamo tutte le intenzioni di procedere su questa strada, perché è questa, a nostro avviso, la base di partenza per costruire una società civile ed evoluta, dove trovano spazio i consumi ma anche la cultura, gli affetti, la famiglia”.

    Treviso, conferenza stampa, giovedi 20 settembre 2012

    Ufficio stampa: Silvia Milani, ConfCommercio, tel. 0422 69.79.66 unascom@milanipress.it


    QUANDO LO SVILUPPO DIVENTA UN ALIBI PER PENALIZZARE LA VITA DELLE DONNE
    Di Valentina Cremona
    Presidente di Terziario Donna-Confcommercio Treviso

    Terziario Donna-Confcommercio, il gruppo di donne imprenditrici del commercio, del turismo e dei servizi della provincia di Treviso, che rappresenta circa il 50% del comparto imprenditoriale femminile e che ho l’onore di rappresentare, ha avviato una campagna mediatica per dire NO alle aperture domenicali indiscriminate, 7 giorni su 7, in qualsiasi città, comune o paese, anche non turistico, imposto dal Decreto Salva Italia e per chiedere alla Politica un calendario ragionato ed equilibrato di aperture, in linea con le attuali esigenze di consumo. Abbiamo dato vita ad un sito www.nontoglieteciladomenica.it e distribuito una locandina da esporre nei punti vendita, con l’obiettivo di creare un movimento di pensiero, di proporre un nuovo modello di sviluppo, tramite quella capacità di networking, tutta femminile, che contraddistingue il mondo femminile, aiutato oggi anche dai nuovi mezzi di comunicazione.

    Chiedo a tutte le donne, veri opinion leader della nostra società e traghettatrici di un cambiamento che diventa ogni giorno più difficile da comprendere, di partecipare attivamente a questa campagna, inviando una mail a:terziariodonna@unascom.it, o esponendo la nostra locandina.

    La questione del commercio, non è, un “affare dei commercianti”, gestito da chissà quale lobby, la questione del commercio, dei suoi orari e delle sue aperture, è una questione che riguarda tutti, la comunità intera, uomini e donne, nella loro veste di cittadini e consumatori.

    Perché ogni punto vendita, ogni negozio, è un pezzo di vita, un meccanismo che fa funzionare la società, che eroga un servizio, che risponde ad una domanda, che contribuisce all’economia generale.

    E dietro ad ogni negozio, ci sono, almeno nel 50% dei casi, delle donne che, al pari di tutti gli altri lavoratori che non svolgono servizi essenziali a salvare la vita umana (peraltro anch’essi ben regolamentati da turni), hanno tutto il diritto di avere almeno 1 giorno di riposo alla settimana.

    Per i figli, certo, che devono essere seguiti ed educati e per la famiglia, prima cellula di una società che deve necessariamente guardare al futuro. Ma non solo.

    Soprattutto per creare una società MIGLIORE , con un commercio veramente moderno ed evoluto, al passo coi tempi, non stressato da costi fissi e turni che non può permettersi, come ben ci insegnano Austria e Germania, dove poche regole, certe e condivise, ed un calendario equilibrato, garantiscono la stabilità dei punti vendita e l’equilibrio economico tra domanda ed offerta, oltre che l’occupazione di un gran numero di giovani e donne. Ma anche per creare un tessuto umano che possa contare su cittadini attivi, su famiglie, giovani e consumatori in grado di riappropriarsi dei propri spazi, di dare corso ai propri interessi, di sviluppare nuovi consumi culturali e sportivi, e non costretti, come sta accadendo ora, alle passeggiate domenicali nelle piazze artificiali dei centri commerciali, incalzati da bombardamenti ed offerte.

    Ho avuto la fortuna, proprio sabato scorso, di partecipare alla NOTTE bianca denominata “Chimicamente”, un progetto organizzato dal Museo Civico di Montebelluna, leader nella didattica e nel turismo culturale.

    Oltre 1000 persone, con centinaia di bambini, hanno atteso per partecipare a questo progetto che regalava una serata di intrattenimento culturale, storico, e scientifico, con il desiderio autentico di vivere una nuova esperienza e “fare qualcosa” di utile per la propria crescita.

    Bene, è a questa crescita che dobbiamo puntare, per far si che si sviluppi il commercio, con le sue offerte ed i suoi servizi, ma anche per far crescere consumatori intelligenti, donne più equilibrate e famiglie più serene, con idee e valori.

    E’ questo il motivo per cui diciamo NO a questo presunto sviluppo, che non crea occupazione e reddito, ma che toglie ossigeno alla già difficile vita delle donne.

     
    Terziario Donna Confcommercio Treviso - Via Sebastiano Venier, 55 - 31100 Treviso - C.F. 9408050261